Tutti i Santi-commemorazione dei defunti.
Ognissanti che per tradizione si festeggia nel nostro paese fu istituita nell’ VIII-IX secolo dall’episcopato franco per cristianizzare la festa celtica di Semain ancora molto sentita, ma bisogno’ attendere la seconda meta’ del secolo XV perche’ grazie a papa Sisto IV, divenisse obbligatoria.
Ognissanti e’ per la Chiesa una grande riunione di famiglia, perche’ si festeggiano tutti assieme i 40.000 santi martiri e beati ricordati nel Martirologio Romano che li elenca tutti.
Il due novembre commemora invece l’antica tradizione, sempre di origine celtica di entrare almeno una volta all’anno in comunione con i defunti, non per piangerli ed averne paura ma per far si’ che i due mondi si riuniscano.
Molte culture vivono questa tradizione anche se molto lontane sia geograficamente che spiritualmente, come quelle che si rifanno alla tradizione atzecaIn alcune zone del Messico vi e’ l’usanza il primo novembre che le campane scandiscano il tempo dal tramonto al sorgere del sole questo suono accompagna gli abitanti del luogo che portano cibo, fiori e candele ai loro defunti.
Seduti in silenzio accanto alle pietre tombali, i vivi ascoltano la voce dei propri defunti.
Non vi e’ la paura ma si raccomanda di non cadere in preda al sonno altrimenti si perde la propria anima.
Al sopraggiungere dell’alba si celebra un grande banchetto e si regalano teschi di zucchero ad ogni bambino.
Il rispetto per gli antenati, l’onorarli per consolidare l’anello che lega il grande ciclo nascita-morte era anche in uso al tempo dei romani.
Nel XIV secolo la Chiesa dedico’ il due novembre al ricordo di tutte le anime (Anniversarium omnium animarum) e stabili’ che in quel giorno la celebrazione eucaristica dovesse essere dedicata esclusivamente a chiedere misericordia per le anime dei trapassati e la festa dei morti divenne la Commemorazione dei defunti.
I dolci tradizionali, pur variando nelle diverse regioni, hanno tutti antiche origini e nomi significativi, parliamo delle “fave dei morti” offerte votive presenti nelle tombe etrusche, hanno conservato il loro carattere rituale dando il nome al dolce tradizionale (le fave erano il cibo sacro dei defunti), stinchi dei morti, ossa da mordere: Il loro nome puo’ sembrare alquanto macabro, ma in realta’ stanno a significare che dai morti, i semi sotterrati, rinasce la vita.



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